Martedì pigrizia : Le Liste del Martedì – L’elenco delle 10 parole da usare SEMPRE per sembrare un vero cinefilo, anche se si è un cinofilo

Care nonne, come ogni martedì la voglia e la capacità di articolare frasi di senso compiuto è sotto lo zero di almeno una 30ina di gradi (Sono spossata perchè passo il lunedì a piangere. Perchè piango? Perchè è lunedì.), quindi godiamoci insieme una comoda lista che comporta zero sbatti per tutti.

E qual è l’argomento di oggi? I termini da veri cinefili.

Le parole, si sa, sono importanti (Chi abbia mai chiamato il proprio capo “Papà”, capisce di cosa si stia parlando): è importante gestire ogni conversazione con un qualsiasi sotuttoiodelcinema con il giusto esercito di termini utili a distruggere il normale scorrimento delle sue sinapsi facendogli intuire che chi si para davanti a lui potrebbe capire il senso di ciò che dice, e quindi smascherare la supercazzola.

Come ho fatto io ora con voi.

 

Ma bando alle ciance (chiunque mi sappia dire da dove venga e cosa significhi questo termine riceverà un centrino a punto raso fatto da me. Ma sappiate che io sono una schiappa nel punto raso.), passiamo all’elenco, in rigoroso ordine di difficoltà di utilizzo:

 

ADATTAMENTO

L’ adattamento altro non è che prendere una storia già scritta (Un libro, una leggenda, un fatto di cronaca, un testo teatrale) e riadattarla appunto per il grande schermo.

In questo periodo di totale pigrizia gli adattamenti sono al loro picco: nessuno ha più voglia di scrivere nulla, viene tutto riciclato, ri impastato, in alcuni casi rovinato da le grandi compagnie cinematografiche americane.

Questo termine può essere utilizzato per circa il 70% dei film in programmazione negli ultimi due anni, quindi, tentiamo la fortuna: se ci viene chiesto un parere su una qualsiasi pellicola di cui non sappiamo nulla, buttiamola lì “Bhe, ma è un adattamento”. Anche se ci sbagliassimo, ci darebbero torto in pochi.

In questi ultimi anni è stato adattato per il cinema tutto, anche il menu del cinema sotto casa, potrete usarlo come l’asso piglia tutto a scopone scientifico, come il grana sulla pasta, come lo zenzero nei cocktail: a caso, e abbondando.

Livello di difficoltà: Chiedere di uscire al/la ragazzo/a che ci piace e che mette like su  tutto ciò che postiamo su facebook, instagram, linkedin, tripadvisor, forum sui Cavalieri dello Zodiaco.

 

COLONNA SONORA

E’ il tappeto musicale del film, ovvero l’insieme delle canzoni e delle melodie che vengono riprodotte durante la riproduzione. A volte, in caso dei film musicali, sono parte integrante della trama; Altre sono fondamentali per creare l’atmosfera del film (Basti pensare alle musiche create ad Hoc per pellicole horror come “Shining” o “Lo squalo”); Altre volte ancora, danno vita a estemporanei episodi musicali che portano la canzone alla ribalta.

In certi casi, film molto, molto, molto brutti hanno colonne sonore meravigliose (Come “50 sfumature di grigio”)

Gli hipster radical chic  AMANO le colonne sonore, soprattutto di vecchi film, da cantare insieme alle vecchie sigle televisive sul balcone di casa di uno di loro nelle sere d’estate, bevendo vino da 500 milioni di sesterzi versato però in vasi di fiori (perché è più alternativo.)

 

 

 

 

Livello di difficoltà: Cucinare della pasta al sugo seguendo un tutorial su youtube

 

FUORI CAMPO 

(Io ragazzi ci ho provato, a cercare un’immagine del fuori campo. Ma non esiste. NON ESISTE. Perchè è fuori campo.)

Questo termine, tanto semplice quanto essenziale, sta a significare tutto ciò che non viene rappresentato nella scena ma è essenziale per lo svolgimento della stessa. Può essere fuori campo una voce, un elemento che tutti stanno indicando, un suono.

Nei primi teatri grechi, la morte era considerata un’immagine troppo forte e veniva sempre rappresentata fuori campo, veniva solo annunciata in scena. (Capito, Game of thrones??)

E’ utilissimo ogni qualvolta ci sia necessario dare il nostro parere su un qualsiasi film: possiamo lamentarci sia della presenza che dell’assenza della voce fuori campo…è così semplice!

Inoltre, saper individuare gli elementi fuori campo di una pellicola rende la visione di un film molto più divertente, possiamo capire quando la produzione ha finito i soldi/si è rotta le balle e ha deciso di smettere di rappresentare gli eventi.

Livello di difficoltà: Guardare una intera serie di un telefilm su netflix in una sera.

 

CARRELLATA

Dicasi “Carrellata” il movimento che la macchina da presa compie quando viene montata su un carrello posizionato su dei binari. L’effetto che si ottiene è un’inquadratura omogenea e fluida, che spesso racchiude in se molti elementi.

E fin qui, tutto bene. Ma perchè ci è utile?

Perchè le carrellate sono a) facilmente riconoscibili, e  b) spesso alla base della tecnica cinematografica più in voga negli ultimi anni nel cinema d’autore: IL FAMIGERATO PIANO SEQUENZA.

Ovvero, la ripresa di una inquadratrura senza nessuna interruzione o qualsiasi altro elemento di discontinuità.

Se in un film sapremo riconoscere le carrellate e i piani sequenza, saremo già al 30 e lode.

Il piano sequenza è caratterizzato dal suo bisogno di sentirsi figo senza mostrarci assolutamente nulla: è un virtuosismo artistico, un tocco da maestro: se ci fate caso, spesso nei piani sequenza non succede quasi nulla, la storia non avanza particolarmente, l’assassino non viene svelato (Tanto è sempre il maggiordomo; O il migliore amico del protagonista, segretamente geloso).

Io ho sempre pensato personalmente che fosse per non far distrarre dal piano sequenza. Insomma, guardate quanto è bello il piano sequenza.

Livello di difficoltà: Far finta di parlare al cellulare per deviare quelli di greenpeace

 

METAFILMICO

Detta spiccia, quando il cinema parla del cinema o cita sè stesso.

Il termine metafilmico, poi, diciamocelo: suona benissimo, sta proprio bene in bocca, fa proprio fare bella figura.

Ci sono pellicole che hanno fatto del concetto metafilmico la formula del loro successo (Come “La casa nel bosco”, un horror metafilmico che vi farà spaventare e ridere contemporaneamente. CONSIGLIATISSIMO. Che poi vuol dire: “Andate subito a vederlo. Raus.”), ma spesso quasi tutti i film ne citano altri, direttamente o tramite omage, quindi è facile se non addirittura divertente trovare i vari riferimenti e ricollegare tutti i pezzi del puzzle, per poi ovviamente vantarcene con tutta la plebaglia che non sa neanche pronunciare la parola “metafilmico”.

Senza parlare poi di quando una pellicola parli del mondo cinematografico (“Sunset Boulevard”, anyone?): insomma, questo termine, oltre a essere incredibilmente divertente da pronunciare, è anche di facile utilizzo e di grande effetto. Da tenere sempre in borsa insieme alle caramelle Rossana, Nonnine.

 

Livello di difficoltà: Infilare giusta al primo tentativo una presa USB

 

SEDICI MILLIMETRI

Evitiamo barbarici giochini di parole e battute degne di un giovine in età prepuberale, i 16 mm in qestione sono quelli della lunghezza delle strisce di pellicola a basso costo, utilizzati per film amatoriali o di piccole produzioni indipendenti.

E chi sono i maggiori consumatori di pellicole indipendenti, amatoriali, di serie b, visionate con spocchiosa ironia da laureandi alla Sorbonne di Parigi?? Eh?

I NOSTRI AMICI HIPSTER. Brave nonnine, brave.

(Si, so che nella realtà non posso sentirvi rispondere. Ma sono una ragazza piena di fiducia.

 

E poi, ci sono delle voci nel mio cervello.

 

Mi dicono di fare delle cose.)

Dove eravamo rimasti? Ah si, giusto, gli hipster. Maledetti Hipster.

Per poter davvero entrare con onore nella loro ristretta cerchia è necessario saper destreggiarsi con questo termine, cogliendoli anche un po’ di sorpresa (Alcuni di loro, nemmeno sapranno dei 16 millimetri, ma annuiranno comunque perché sono delle capre).

Sfoderatelo però con cautela, solo quando la situazione si fa grama, solo quando il momento lo richiede. (e.g. “Oh, una serata di musica anni 60 rifatta con sintetizzatore elettronico?? Quanto mi piacerebbe, ma sai ho una pigna di 16 millimetri e del chinotto Lurisia a casa, non posso farli aspettare!”)

Livello di difficoltà: Entrare in casa di notte ubriachi senza svegliare i genitori

 

ACTION POINT 

L’action point, in una pellicola, è il punto del film nel quale la storia evolve. Gli action points sono da manuale tre, in quanto la struttura delle sceneggiature è spesso in 3 atti: Introduzione, scontro e lotta, risoluzione.

Non tutti i film seguono questa struttura alla lettera, ma quasi tutte le storie narrate in un lasso di tempo finito necessitano, per poter essere fruite al meglio, di una introduzione, che accada qualcosa, e di una risoluzione.

In questo modo siamo in grado di capire “intuitivamente” a che punto siamo della storia, e ci aiuta a meglio immedesimarci.

La parola action point, in una discussione, è chiaramente un jolly per smentire l’avversario: “Dai, non ti era neppure chiaro l’action point”…e l’altro MUTO.

 

Livello di difficoltà: Dare in modo convincente un esame per cui si è studiato un libro al giorno nei 3 giorni precedenti all’appello.

 

CAMEO

Il termine Cameo nella cinematografia non ha nulla a che vedere con la cioccolata o con amici di melma che ballano e cantano e scofanano lava cioccolatosa direttamente dal pentolino mentre tu, chiuso fuori, diventi una frozen dinner per i lupi.

Il Cameo, nel mondo del cinema, è la capatina di un personaggio famoso all’interno di un film, nel ruolo di sé  stesso.

Negli anni il termine si è esteso alla “comparsata” generica, come può essere quella di Stan Lee nei film Marvel (sempre nel ruolo del vecchino che fa cose da vecchino, tralaltro).

Scovare un cameo nascosto in un film è una cosa molto hipster o molto nerd, dipende dalla tipologia di film (Stan Lee nei Film Marvel – > Nerd; Quentin Tarantino in qualunque film in cui sia riuscito a fare una comparsata nel set -> Hipster)

“Cameo” può essere utilizzato in molte salse e con vari fini; Si può conoscere un cameo nascosto e quindi fare bella figura; Oppure, si può cercare tutti insieme un cameo letto su internet, come attività ludica atta a distrarre il gruppo mentre si fugge dalla finestra; Infine ancora, si può insinuare di aver notato un cameo nascosto di cui nessuno sa nulla, per poter gioire nel vederli impazzire davanti a frame su frame (Tecnica sempre consigliata se non vi è una finestra da cui fuggire).

Livello di difficoltà: Imparare a usare le bacchette giapponesi senza sembrare cretini.

 

EXPLOITATION

In primis, dovrete fare un corso di dizione americana e della buona ginnastica facciale, solo per pronunciarlo. Ma poi, dopo che avrete padroneggiato l’ardua pronuncia, con questo termine ci si apriranno molte porte, ma ricordatevi che da grandi poteri derivano grandi responsabilità: potrebbe farci finire invischiati in una conversazione interminabile, nella quale potrebbero persino essere utilizzati termini quali “Sulla mia pagina di instagram dichiaro che…” o “Quando andai in Uzbekistan per studiare il vero cinema Uzbeco”.

Ma cos’è quindi il cinema di Exploitation? Il termine inglese significa “sfruttamento”, e descrive quella tipologia di film che lascia da parte lo scorrimento della trama, l’estetica filmica e il dogma e preferisce invece sconvolgere lo spettatore per mandare dei messaggi importanti (spesso politici o comunque faziosi).

I film di exploitation contengono spesso quindi delle scene di sesso o violenza molto marcate, “sfruttate” proprio per attirare i gonz…ehm lo spettatore e veicolare il messaggio; Spesso il loro incasso al botteghino è dovuto più al gran lavoro di marketing fatto intorno che al film stesso.

Il film d’exploitation è spesso un b-movie, e tra i generi che più ne hanno usufruito vi è sicuramente l’horror.

E’ termine definitivo, in quanto a)estero – b) Molto hipster; Da pronunciare solo in caso di vero pericolo.

Livello di difficoltà: Guardare una scena di sesso spinto comparsa dal nulla in un film sulla rivoluzione francese, con i nostri genitori di fianco. Genitori anziani.

 

MAC GUFFIN

Come nelle migliori ballad d’amore degli anni ’90, saved the best for last.

Il termine indica un oggetto che per i personaggi del film ha un’importanza cruciale, ed attorno a cui si crea enfasi, ma che non possiede un vero significato per lo spettatore. Non conta la natura dell’oggetto, bensì l’effetto che esso provoca sui personaggi e sull’intreccio. A volte lo spettatore non scopre neppure cosa sia realmente l’oggetto.

Due esempi palesi di Mac Guffin sono i soldi rubati in psyco e la valigetta di pulp fiction: questi due oggetti non fanno altro che mettere in moto la storia, il senso e il significato del film se ne allontanano sempre di più.

Il problema con i Mac Guffin sarà proprio nello scovarli all’interno dei film, partendo anche dal presupposto che non tutti i film ne contengono.

Il lato positivo, però è che la stessa difficoltà la possono avere anche i vostri interlocutori, quindi potreste fingere entrambi di averlo trovato e rifiutarvi di dirlo all’altro nel più epico scontro tra poker faces mai visto prima d’ora…insomma, in ogni caso ci sarà da divertirsi

Livello di difficoltà: Usare il bagno di una discoteca a fine serata

 

Vi ho dato una sostanziosa quantità di termini con i quali riempirvi la bocca come a un buffet all you can eat a 10 euro; Provate e…fatemi sapere come va! Verrete glorificati dalle masse? Annuiranno facendo finta di aver capito? Mi scriverete dal reparto psichiatria del Paolo Pini?

Aspetto vostre!

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